Riforma delle Pensioni: la preoccupazione in casa Lega

L’esecutivo attualmente in carica composto da Lega e Movimento 5 Stelle è al lavoro sulla riforma delle pensioni. Due sembrano essere i punti che hanno suscitato più polemiche anche all’ interno dei rispettivi partiti: la quota 100 e la possibilità di uscire coi 41 o 42 anni di lavoro. L’ex ministro Maroni si è detto estremamente preoccupato, tanto da definire alcune delle norme addirittura contrario al programma politico del Carroccio.

L’obiettivo del governo è quello di superare ed abolire la legge Fornero che ha causato tanti guai a chi avrebbe dovuto andare in pensione già da anni ma che invece si trova ancora costretto a fornire le proprie prestazioni al mondo del lavoro, a discapito di molti giovani disoccupati. Per fare ciò, fra le numerose proposte di modifica delle leggi, sono emerse le due sopra citate.

Con la quota 100, il lavoratore può andare in pensione una volta che la somma della sua età anagrafica e degli anni di servizio danno come risultato 100 appunto. Il limite minimo è di 64 anni con 36 di contributi. Secondo Maroni però quest’ opzione penalizzerebbe coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età, i cosiddetti lavoratori precoci, mandando in fumo anni di contributi.

“Non è un esproprio, ma anche peggio” ha spiegato Roberto Maroni, evidenziando il rischio di produrre un vero e proprio salasso per le Regioni del Nord, in quanto risulterebbero particolarmente colpite. In secondo luogo, per l’ex ministro si rischia di favorire il finanziamento di pratiche assistenziali e clientelari, contrarie alle idee programmatiche della Lega.

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